CHI SONO | TOMMASO CIMARELLI

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Tommaso Cimarelli, fotografo Professionista nel XXI° Secolo?

Lo so, probabilmente hai esclamato: “che coraggio!”
Potresti far parte di coloro che, pur non essendo del settore, ritiene la vera Fotografia sepolta con l’abbandono (quasi) totale della pellicola.
Non comprendere come grazie al retaggio artistico ereditato sia ad oggi considerata una forma d’arte al pari della pittura o, per rimanere attuali, credere che chiunque possegga uno smartphone ed ennemila effetti possa sostituire la figura del fotografo ignorando l’importanza di una o più delle seguenti caratteristiche:

• saper raccontare una storia visiva coerente, coesa, accattivante, ma che allo stesso tempo sappia emozionare;
• essere coinvolgenti con una forte indole creativa;
• saper prevedere e cogliere l’arrivo di una emozione;
• saper comporre, decidendo cosa è corretto inserire e cosa eliminare, enfatizzando o meno specifici elementi.

Essendo il ruolo del Fotografo basato sui rapporti umani, ho voluto dedicare questo mio spazio “personale” non tanto elencandoti concorsi vinti o pubblicazioni fatte in questi anni, bensì condividendo con te il mio pensiero e le motivazioni che mi hanno spinto ad affrontare questo stimolante, ma allo stesso tempo assai arduo percorso.

La fotografia ha sostituito la memoria?

Crescendo di pari passo con l’evoluzione dei social network e della tecnologia tascabile, la Fotografia ci ha donato grandi libertà di espressione, permettendoci di catturare con facilità sensazioni ed attimi irripetibili.
Non solo, la fotografia digitale ha battuto ogni record in termini visivi nella storia dell’uomo.
Con circa 3.500 foto condivise ogni 60 secondi (dato fornito da Samsung), possiamo affermare di non essere mai stati bombardati tanto da immagini.
Non farete fatica a fare vostro questo pensiero, soffermandosi sul fatto che non siamo più abituati a sentire qualcuno dire: “…siediti che ti racconto una storia…”, ma “…guarda cosa mi ha ricordato oggi Facebook”.
Triste? Forse, ma ciò non cambia la realtà che ci identifica come società.
Non solo.
Ti sei chiesto quali ricordi avrai tra cinque, dieci o quindici anni del tuo matrimonio, della tua maternità, dei primi 15 giorni di vita dei tuoi figli, della tua giovinezza o perché no della tua riscoperta bellezza, non avendo voluto investire in un servizio fotografico vero e proprio?
Sei convinto/a valga davvero la pena affidare la responsabilità di tali ricordi a persone improvvisate e che non si occupano a tempo pieno nell’affinare le loro capacità in questo?
La validità di un investimento si basa sul valore percepito da chi lo effettua.

Un RICORDO stampato
è come un DIAMANTE… è per SEMPRE!
Regalati ora il tuo!”

CONTATTAMI

Ti faccio un esempio.

L’ultima opera di Maurizio Cattelan, la famosa banana attaccata al muro con del nastro adesivo grigio è stata venduta per un valore di 120.000,00 $. Centoventimila dollari.
Tenendo a mente questo come riferimento, quanto potrebbe valere ad esempio una Fotografia che ti ritragga e descriva le forme del tuo “nuovo” corpo in gravidanza?
Te lo dico io, incalcolabile.
Paragonato a “incalcolabile”, i costi di un servizio fotografico anche ai livelli più alti sono irrisori.
Di conseguenza, possiamo dire che con un investimento irrisorio potresti ottenere un qualcosa dal valore unico. Ben fatto!
Concludo questo paragrafo rincuorandoti che anche se decidessi di operare diversamente da quanto suggerito, va benissimo lo stesso!
Continuerai ad avere il mio rispetto e la mia gratitudine per aver dedicato parte del tuo prezioso tempo e sarai sempre il/la benvenuto/a!
A presto!
Tommaso Cimarelli

…post scriptum

Poche ore dopo aver finito di scrivere questi concetti, sulla bacheca Facebook ho trovato questa intervista a Salgado, fotografo di cui non credo servino presentazioni, che alla domanda “Oggi ognuno ha a disposizione una macchina fotografica nel proprio telefonino e ogni giorno vengono scattate miliardi di fotografie. È un bene o un male?” risponde così:

Non è né negativo, né positivo, semplicemente non c’entra niente con la fotografia.
Quello che viene fatto con questi dispositivi è una cosa completamente diversa, usiamo la tecnologia per trasformare le immagini in un linguaggio.
La fotografia ha una funzione più complessa, che è quella della memoria.
La fotografia è quella cosa che i tuoi genitori ti hanno fatto quando eri bambino e hanno messo in un album, che magari si sfoglia insieme molti anni dopo e che raccontano la tua storia.
Quella fotografia sarà magari un po’ rovinata, un po’ spiegazzata, ma ci sarà ancora quando i tuoi genitori non ci saranno più e la potrai conservare.
Tutti fanno fotografie, è vero, ma sono solo un linguaggio della comunicazione.
Oggi possiamo dire che forse i veri fotografi sono meno di quelli che esistevano 30 anni fa.”

Se ti interessa leggere l’intervista completa, trovi l’articolo sul sito Rolling Stone cliccando qui.